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India, la Madre che illumina l’Anima

La Dea e l’eroe: dal Navaratri al Dussehra, la forza divina che trionfa

Domani, 2 ottobre, si conclude Navaratri, il periodo di nove notti in cui in tutta l’India si onora la Dea nelle sue molteplici manifestazioni. È una festa che celebra la forza femminile e la resilienza, sentita ovunque ma vissuta con particolare intensità nel Bengala, dove prende il nome di Durga Puja.

Qui, soprattutto a Kolkata, le strade e i quartieri si riempiono di pandal: altari e strutture effimere costruite in bambù e stoffa, che ospitano la mūrti (statua consacrata) di Durga. Queste mūrti vengono realizzate interamente a mano con argilla, paglia e altri materiali naturali: ciò che conta non è solo la forma esteriore, ma il fatto che, attraverso il rito di consacrazione, la divinità stessa vi dimori per i giorni della festa.

 

Alla fine del Navaratri, l’ultimo giorno, le statue vengono portate in processione verso il fiume e immerse completamente nelle acque. L’acqua, che rappresenta ciò che scorre e che vivifica come il prāṇa, dissolve l’immagine esterna liberando la presenza divina che era contenuta nella statua. È un gesto potente: il divino non resta prigioniero della forma, ma ritorna al flusso cosmico che tutto permea.

Questa celebrazione è talmente radicata nella vita del Bengala che ne troviamo un eco anche nell’Autobiografia di uno Yogi di Paramahansa Yogananda. Lì il giovane Mukunda racconta i suoi ricordi di bambino a Calcutta, quando con la madre partecipava alla Durga Puja e all’adorazione della Dea Kali, figura amatissima nel Bengala.

Rāma, l'avatāra regale e giusto

Vijayadashami o Dussehra: il trionfo del bene

Il giorno in cui termina Navaratri coincide con Vijayadashami, conosciuto anche come Dussehra: il momento in cui si celebra la vittoria della luce sull’oscurità. È il giorno in cui Durga sconfigge il demone-bufalo Mahishasura, ma anche quello in cui Rāma, eroe del Rāmāyaṇa e pūrṇa avatāra di Vishnu, trionfa sul demone Rāvana.

In tutta l’India settentrionale, questo evento viene rappresentato con la Ram Līlā.
Il termine Līlā significa “gioco divino”: è la manifestazione cosmica del divino che si esprime in forma teatrale, come un dramma sacro. Così, durante la Ram Līlā, le gesta di Rama non sono viste come una semplice recita, ma come il rivivere del mito eterno.

Le rappresentazioni possono durare vari giorni e culminano nel rogo delle effigi di Rāvana, simbolo delle forze oscure che vengono vinte dal bene. La più celebre Ram Līlā si svolge a Ramnagar, sulla riva orientale del Gange, proprio di fronte all’antica città di Varanasi.

È un luogo unico: mentre la parte antica di Varanasi sorge sulla riva occidentale, la riva orientale appare quasi spoglia, sabbiosa, come un deserto. Qui, senza luci artificiali né microfoni, gli attori recitano le vicende di Rama per settimane, seguiti da folle immense che si spostano insieme a loro. A partecipare è l’intera città, compreso il Maharaja di Varanasi, che ancora oggi assiste come garante della tradizione.

Diwali: il Festival delle Luci

Poco dopo, a metà ottobre, arriva Diwali, forse il festival più conosciuto dell’India, celebrato come “la festa delle luci”. Cinque giorni di celebrazioni culminano nella Lakshmi Puja, quando milioni di diyas (piccole lampade a olio) vengono accese davanti alle case per invitare la Dea Lakshmi, portatrice di prosperità e abbondanza.

Diwali non è solo uno spettacolo visivo: è un’esperienza spirituale che insegna la vittoria del Dharma sull’oscurità, della luce sul buio interiore. In Bengala, nello stesso periodo, si celebra anche Kali Puja, con statue imponenti della Dea Kali che vengono preparate a mano nei laboratori di Calcutta. E a Varanasi, la città sacra sul Gange, si tiene il Dev Deepawali, il “Diwali degli Dei”: migliaia di lampade accese lungo i ghat creano uno spettacolo che sembra sospeso tra cielo e acqua, tra visibile e invisibile.

Un viaggio esteriore e interiore

Leggere e scrivere di queste feste mi fa sentire la nostalgia dell’India. Ogni volta che ci sono stata, ho percepito che non era solo un viaggio esteriore: era anche un viaggio interiore, che lasciava segni profondi nella mia vita. Per me l’India è come una grande madre nutrice, una patria spirituale che continua a darmi spunti e immagini che mi sostengono nel cammino quotidiano.

Per questo, dopo il primo viaggio organizzato insieme al nostro gruppo – un’esperienza meravigliosa che ci ha uniti ancora di più grazie allo yoga e alla condivisione di momenti speciali – sento forte il desiderio di ripetere l’esperienza.

Stiamo pensando a un secondo viaggio in India, aperto sia a chi ha già condiviso con noi questa avventura, sia a chi vorrà unirsi per la prima volta. Una delle mete che mi piacerebbe includere è il Rajasthan, con le sue città dai colori straordinari e i suoi palazzi che raccontano la grandezza dei re guerrieri e dei mistici. E, per chi desidera un contatto più diretto con la natura e con sé stesso, immagino anche un piccolo trekking sulle vette himalayane, dove il silenzio delle montagne si intreccia con la spiritualità millenaria dei villaggi.

cartolina India

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Perché partire insieme

Ogni viaggio in India è una scoperta, non solo di templi, paesaggi e tradizioni, ma anche di parti di noi che si risvegliano. La pratica dello yoga, vissuta nei luoghi sacri, diventa ancora più intensa: respirare, meditare o salutare il sole in quelle terre amplifica ogni gesto.

Questo è lo spirito con cui vorrei riproporre il nostro viaggio: unire la curiosità turistica alla profondità spirituale, vivere insieme i festival, i luoghi e i silenzi, e tornare a casa con l’anima più luminosa.

 

 

Leggerò personalmente ogni messaggio e ti risponderò via e-mail con le prossime date, un’idea di itinerario e le modalità per partecipare. Il viaggio nasce dal dialogo con te. 🌺

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