Quando il parto lascia un’onda dentro
Trauma, memoria e integrazione nel post-parto:
una visione yogica e scientifica
Il parto è un evento fisiologico, sì. È un processo che appartiene alla dimensione naturale della vita. Ma non è solo questo. È anche un evento profondamente neurobiologico, perché coinvolge il sistema nervoso, gli ormoni, le risposte di protezione e di attaccamento. È un evento emotivo, perché attraversa paure, forza, vulnerabilità, amore, smarrimento. Ed è un evento identitario, perché dopo quel momento non sei più la stessa persona.
Non nasce soltanto un bambino. Nasce una madre.
E questa nascita non è solo esterna, è interiore. È un passaggio, una soglia. Qualcosa dentro di te si riorganizza, cambia forma, si ridefinisce. Anche quando tutto sembra essere andato bene, anche quando dall’esterno non ci sono state complicazioni, dentro può essersi mosso un mondo.
Ogni nascita lascia una traccia. Nel corpo, nella memoria, nel modo in cui ti percepisci. A volte è una traccia luminosa e potente. A volte è più complessa, più silenziosa, magari fatta di domande, di emozioni che non sai bene nominare. Ma una traccia c’è sempre.
Il trauma non ha una forma unica
È importante chiarirlo:
il trauma da parto non è legato solo a un’emergenza o a una complicazione.
Può verificarsi:
- dopo un parto naturale,
- dopo un parto cesareo,
- dopo un parto medicalizzato,
- oppure anche quando “è andato tutto bene”.
Il trauma non è definito solo dai fatti clinici.
È definito dall’esperienza soggettiva.
Una donna può sentirsi traumatizzata per:
- dolore intenso non previsto,
- perdita di controllo,
- parole o atteggiamenti ricevuti,
- interventi non compresi,
- separazione dal bambino,
- senso di solitudine,
- oppure, al contrario,
- una profonda nostalgia della gravidanza e la sensazione improvvisa di “vuoto”.
- Anche l’assenza del pancione può essere un piccolo lutto simbolico.
Il corpo cambia improvvisamente.
L’identità cambia improvvisamente.
E il sistema nervoso deve integrare tutto questo.
Cosa succede nel cervello dopo un’esperienza intensa?
Dal punto di vista scientifico, un’esperienza vissuta come minacciosa o destabilizzante attiva il sistema nervoso simpatico e l’amigdala, l’area cerebrale coinvolta nella memoria emotiva.
Se l’evento non viene integrato, il cervello può continuare a reagire come se fosse ancora presente. È il meccanismo alla base dei flashback, dell’iperattivazione o dell’evitamento.
Non sempre si tratta di un disturbo clinico ma può rimanere una traccia attiva comunque.
Ed è qui che entra in gioco la visione yogica. Per poter comprendere questa prospettiva, è importante introdurre un concetto fondamentale della filosofia dello yoga: il concetto di vṛtti.
Che cosa sono davvero le vṛtti?
Il termine sanscrito vṛtti si traduce come “fluttuazioni”, “vortici”, “movimenti” della mente. La parola indica un’attività circolare, un moto continuo che crea agitazione interiore.
Nel testo classico dello Yoga, gli Yoga Sūtra, Patañjali definisce lo yoga così:
Yogaḥ citta vṛtti nirodhaḥ
Lo yoga è la regolazione, la quiete, delle fluttuazioni della mente.
Le vṛtti non sono semplicemente pensieri occasionali.
Sono le modificazioni mentali che prendono forma dentro di noi quando facciamo esperienza del mondo.
Secondo Patañjali, le vṛtti principali sono cinque:
- la conoscenza corretta,
- l’errore,
- l’immaginazione,
- il sonno,
- la memoria.
La memoria (smṛti) è una vṛtti.
Ed è qui che il discorso diventa molto interessante per il post-parto.
Quando viviamo un evento intenso — come il parto — non registriamo solo un fatto. Registriamo un’esperienza emotiva, corporea e percettiva. Questa esperienza si consolida e può trasformarsi in una traccia mentale ripetitiva.
La vṛtti, quindi, non è il trauma in sé.
È il movimento mentale che continua a riattivarlo.
Non è solo il ricordo.
È il modo in cui il ricordo si presenta, si ripete, si colora di significato.
E qui entra in gioco un altro concetto importante: i saṃskāra, le impressioni profonde, spesso inconsce, che alimentano le vṛtti in modo ciclico. Non si tratta solo di pensieri consci, ma anche di condizionamenti interiori che influenzano emozioni e comportamenti.
Perché il post-parto è un momento delicato
Il gruppo post-parto come regolazione collettiva
Il periodo postnatale è caratterizzato da:
- cambiamenti ormonali significativi,
- privazione di sonno,
- ipersensibilità emotiva,
- ridefinizione dell’identità,
- carico di responsabilità costante.
- La ricerca scientifica mostra che in questa fase il sistema nervoso è particolarmente vulnerabile allo stress.
Se attorno alla madre non si crea un ambiente regolante, la vṛtti può rafforzarsi.
Per questo lo Yoga, inteso come stile di vita, è fondamentale.
Non è solo una pratica, ma un tempo dedicato a te, al tuo corpo e al tuo ritmo. È riportare consapevolezza nel tuo corpo, riabitarlo, accettarlo nella sua nuova forma e onorarlo per il lavoro immenso che ha compiuto. Ed è anche condividere questo passaggio con altre madri, riconoscendovi nelle stesse trasformazioni, nelle stesse fragilità e nella stessa forza.
Quando le madri si incontrano in uno spazio sicuro accade qualcosa di neurobiologicamente concreto:
- il sistema nervoso si regola per co-regolazione,
- la condivisione riduce il senso di isolamento,
- l’esperienza viene “ri-narrata” in modo più integrato.
- La memoria emotiva non è fissa. È plastica.
La neuroplasticità ci dice che il modo in cui ricordiamo un evento può cambiare se cambia il contesto emotivo in cui lo rielaboriamo.
Questo è uno dei motivi per cui lavoriamo nel gruppo.
Il pavimento pelvico: più di un muscolo
Per comprendere davvero il lavoro sul pavimento pelvico nel post-parto, è utile aprire una piccola finestra sulla visione yogica del corpo.
Nella tradizione dello Yoga si parla di chakra, che possiamo immaginare come centri di organizzazione dell’energia e della coscienza. Non sono organi fisici, ma neppure qualcosa di astratto: sono come “antenne” o vortici attraverso cui l’esperienza si struttura nei diversi livelli del nostro essere.
È importante dirlo con chiarezza: il chakra in sé non “si ammala” e non è il luogo dove nasce un problema. Quando parliamo di squilibrio o disfunzione, stiamo parlando di una perdita di consapevolezza, di un’interferenza prodotta dalle vṛtti — quei movimenti mentali che, a un certo livello di coscienza, condizionano il modo in cui abitiamo il corpo e la nostra identità.
Ogni grande trasformazione della vita può farci sentire temporaneamente sradicate: una perdita, un trasloco, un divorzio, la menopausa, un cambiamento profondo. La gravidanza e il parto sono tra le trasformazioni più intense che una donna possa attraversare.
In questo contesto diventa centrale Mūlādhāra Chakra.
- Mūla: significa “radice””base””origine” o “fondamento”.
- Ādhāra: significa “supporto””sostegno” o “fondamenta”.
Insieme Mūlādhāra indica il “sostegno fondamentale” o la “radice”.
È il centro del radicamento, della sicurezza, dell’appartenenza al corpo. È il livello dell’“Io sono”, dell’esistere in modo stabile nella propria forma.
Il suo Kṣetram, il campo fisico di espressione, è il pavimento pelvico.
Nella donna, in modo specifico, l’area della cervice e del pavimento pelvico rappresenta una soglia estremamente sensibile.
Dopo nove mesi di gravidanza — durante i quali il pavimento pelvico ha sostenuto il peso del grembo — e dopo il parto, che sia stato naturale o cesareo, questa zona può essere:
- indebolita,
- dolorante,
- traumatizzata,
- o semplicemente disconnessa.
Non sempre c’è un danno evidente. A volte c’è una perdita di percezione. Una difficoltà a sentire quella zona come parte viva e integrata di sé.
Rieducare il pavimento pelvico non significa solo recuperare tono muscolare. Significa ristabilire fiducia nel corpo, ricostruire una base.
Significa radicarsi nella nuova identità di madre. È un lavoro che riguarda il muscolo, ma anche il senso di “Io sono” dentro questa nuova forma della vita.
Quando una donna ritrova sensibilità, forza e presenza nel proprio pavimento pelvico, non sta solo facendo ginnastica. Sta riabituando il sistema nervoso a sentirsi stabile. Sta ricostruendo una base energetica e identitaria.
Il lavoro fisico e quello energetico non sono separati.
Si sostengono.
Questo è il senso di uno Yoga integrale: non dividere il corpo dalla coscienza, ma riconoscere che ogni gesto consapevole nel corpo ha una risonanza nella mente e nell’identità.
Una pratica semplice per il pavimento pelvico
Qui accanto trovi il link a un breve video con una sequenza dedicata alla rieducazione del pavimento pelvico.
È una pratica semplice e accessibile nei primi mesi dopo il parto, ma in realtà preziosa in qualunque momento della vita di una donna.
Prenditi il tuo tempo, scegli un momento tranquillo della giornata, anche breve. Non è necessario praticare l’intera sequenza tutta insieme: puoi spezzarla in piccoli momenti, purché siano costanti.
Non forzare, rispetta i tuoi tempi.
Interrompi se senti dolore o affaticamento eccessivo.
Ogni corpo ha il proprio ritmo di recupero e non esiste una tabella valida per tutte.
Questa sequenza non sostituisce il lavoro con un professionista della rieducazione pelvica, quando necessario, ma può essere un primo passo per ricominciare a sentire, abitare e sostenere quella zona così centrale del tuo corpo.
Come rielaborare l’esperienza del parto
Il lavoro sul corpo è fondamentale ma non sempre è sufficiente.
Possiamo rieducare il pavimento pelvico, ritrovare tono, sensibilità, radicamento. Eppure, a volte, qualcosa continua a muoversi dentro. Un ricordo che punge. Una frase che ritorna. Una sensazione di incompiuto.
Perché il parto non è solo un evento fisico, è un’esperienza! E ogni esperienza, come abbiamo visto, lascia una traccia nella memoria e nelle vṛtti.
Rielaborare l’esperienza del parto non significa cambiare ciò che è accaduto, significa cambiare il modo in cui quella esperienza vive oggi dentro di noi.
Ed è qui che introduciamo la Samīkṣā.
La rielaborazione: la Samīkṣā
Rielaborare l’esperienza del parto non significa negare ciò che è accaduto, ma portare consapevolezza a come quell’esperienza vive oggi dentro di noi.
La parola Samīkṣā deriva dal sanscrito: sam significa “insieme, completamente”, mentre īkṣ significa “vedere, osservare”. Samīkṣā è quindi uno “sguardo completo”, un’osservazione attenta e integrale.
Non è terapia né analisi clinica, ma uno spazio guidato in cui si distingue il fatto dall’interpretazione, si riconoscono le emozioni senza identificarsi completamente con esse e si rilegge l’esperienza includendo anche la propria forza.
Molto spesso la sofferenza non nasce solo dall’evento in sé, ma dalla narrazione che si è formata attorno a quell’evento.
A volte la mente si focalizza su ciò che non è andato come previsto:
_ Su decisioni prese da altri.
_ Su protocolli non compresi.
_ Su parole o atteggiamenti ricevuti.
In alcuni casi si può parlare anche di violenza ostetrica o di un contesto che non ha sostenuto la donna come avrebbe dovuto. È importante riconoscere questo.
Ma rimanere bloccate nella sola dinamica del “è successo questo a causa di…” non restituisce pace al corpo né stabilità alla memoria.
Lo yoga non ci prepara a un parto ideale, ci prepara a restare presenti dentro qualunque esperienza.
La Samīkṣā è quel momento in cui torniamo a guardare l’esperienza con uno sguardo più ampio, non per cambiare il passato, ma per cambiare la qualità della nostra relazione con quel passato.
Qui sotto trovi il file scaricabile con alcune domande e riflessioni guidate per rielaborare la tua esperienza del parto attraverso la Samīkṣā.
Ti invito a non leggerlo di fretta. Scegli un momento per te. Non quando la mente è agitata o quando sei nel pieno della stanchezza, ma in uno spazio di relativa calma. Può essere dopo qualche minuto di respiro consapevole, oppure in un momento semplice e intimo, magari con una tisana calda tra le mani.
Prenditi questo tempo come un gesto di cura verso di te. Perché anche la tua esperienza merita ascolto.
Se sentirai il desiderio di condividere una riflessione, un dubbio o semplicemente ciò che questo lavoro ha smosso dentro di te, mi farà davvero piacere leggerti.
Puoi scrivermi via mail a info@studiotriguna.com
oppure inviarmi un messaggio WhatsApp al +39 339 8656351.
Ogni esperienza è unica, e ogni parola condivisa è un atto di fiducia.
Grazie per aver dedicato tempo e ascolto a te stessa.
Gāyatrīratnā
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